latitudine senza terra?

Written by on 22/03/2013

Walker (Tsai Ming-liang, 2012) from vanslon on Vimeo.

mi piace tanto stare nei suoi passi, nella sua dimensione senza spazio, nella consapevolezza estrema che lascia solo punti di riferimento interni.

non gli importa “dove”, gli importa “come”: questa è la terra che lo orienta nel suo viaggiare.

allora penso che, in effetti, anche io ce l’ho, una terra che conduce le mie latitudini.
grazie a quella terra visibile mi permetto il lusso di perdermi, di togliere “certezze” (sennò diventano gabbie), ché il “come” è davvero più importante del “dove”.
la terra che mi orienta sono le persone che amo e che mi amano; sono le “viscere” che ho imparato ad ascoltare in maniera sempre più imprescindibile nello Yoga; è viaggiare la Vita con la fiducia, cieca come solo la vera fiducia può essere, che in fondo la Vita ha sempre, sempre ragione, quando è facile e quando è faticosa, quando è leggera e quando tutto sembra bloccarsi.

appoggio lo sguardo lungo l’argine del fiume che passa vicino alla casa in cui vivo ora e mi aspetto di vedere la figura rossa del “walker”, immobile nel suo viaggiare.



Comments
  1. Anonimo   On   25/03/2013 at 9:22 AM

    'non ce la farò mai' ormai non fa più parte del mio orizzonte mentale.
    dalla candela in poi.
    ce l'ho fatta anche a seguire tutto il percorso del camminatore.

    non è il momento, per me, del 'come': semmai del 'cosa'.

    cosa è importante di ciò che mi circonda?
    cosa voglio da te, me, voi, noi?
    cosa mi serve per vivere, cosa per far vivere i miei cari?
    cosa posso eliminare?
    cosa rimarrà poi?

    ho perso tutti i liquidi, e mi serve qual-cosa per contenerli quando finalmente ricomincerò a riceverne. quel qual-cosa è certamente dentro di me, anzi a dir la verità un po' so che cos'è, è che è diventato piccolo piccolo piccolo. devo farlo ricrescere, per vedere che forma ha.

    per farlo ricrescere devo annaffiarlo: annaffiare un vaso per farlo ricrescere in modo da rendergli possibile tornare a contenere la terra ed il liquido che ho perso: sembra un viaggio circolare, mai cominciato davvero, e senza punto di arrivo.

    e un po' lo temo questo viaggio:
    quale sarà il percorso?
    chi mi indicherà la strada?
    chi mi accompagnerà?
    troverò ristoro ogni tanto?
    farà caldo, freddo, sarà notte, giorno
    come sarà il viaggio?
    come sarà il viaggio?

    come.
    il camminatore si interessa solo di questo, ma non fa domande: sperimenta risposte.
    ci mostra l'essenzialità delle risposte (il movimento, il vestito, il cibo) ma non nasconde la fatica che si deve fare per raggiungerla.
    la fatica che piega la testa.

    prendo da lui, per ora, solo lo spunto per la semplificazione e la conferma della fatica che si deve fare per raggiungere l'essenzialità: la prima virtù serve per alleggerire il bagaglio e quindi per intraprendere più 'leggero' il viaggio verso la seconda.
    il mio viaggio circolare sarà probabilmente una spirale centripeta, che tornerà ad aprirsi solamente una volta che avrò capito bene bene bene che cosa sto cercando.
    che forma ha il mio vaso nascosto.

    ce la farò, a capirlo, dovessi consumare tutte le candele del mondo.

    grazie ancora.
    ciccio

  2. Laura   On   25/03/2013 at 9:57 AM

    in effetti la postura della testa farebbe intendere che a guardar solo dentro, a fregarsene del "dove" (e anche del "cosa" e di tutto), i cervicali rischiano di risentirne un po'.
    a leggerti vien da consigliarti, consigliare a me stessa e (quindi) a chiunque, di "fluire" un po di più.
    che il "cosa", il "dove" e tutto il resto (taccio della domanda peggiore, il "perché"!) impediscono ai piedi di stare nei passi.
    magari il walker fa fatica (forse!) a raggiungere l'essenzialità, ma non è mica detto che anche noi si debba fare la stessa fatica sua, che gli incrina i cervicali, e potrebbe essere sensato smettere di pensare di dover fare sforzi: spesso questo basta a dimezzare i sudori (e il sangue e le lacrime…).
    "ce" lo auguro, a tutti!
    un abbraccio, alla prossima
    ps: la modalità della concentrazione sulla candela si chiama Trataka, trovi un post anche qua: http://keyoga.blogspot.it/2010/05/tratache-trataka.html

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